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L’Avaro di Molière

Compagnia al Castello – Regia di Claudio Pesaresi.

Il tema de “L'avaro” di Moliere affonda le sue radici nell'antichità classica: quel teatro greco e romano che gli era stato familiare fin dai tempi dei suoi studi al collegio Clermont. I suoi antenati sono nel Pluto di Aristofane e nell' Aulularia di Plauto con parentele più recenti nel teatro rinascimentale italiano e nella commedia dell'arte. La sua raffigurazione dell'avaro è però quella di un soggetto classico rivisitato in chiave moderna e non è un caso, a mio avviso, che Moliere scelse per la stesura una prosa discorsiva invece dei versi alessandrini a cui il pubblico era abituato. L'avaro di Moliere risulta di una tale forza che da allora in poi il nome del protagonista, Arpagone, servirà per antonomasia a designare le persone afflitte dall'antichissimo vizio. Tuttavia, rispetto ai modelli classici, presenta sensibili differenze che, nella mia messa in scena, ho voluto evidenziare e mettere in risalto. Arpagone è infatti una figura viva, inquieta, sovente in contrasto con se stessa; il desiderio morboso di accumulare denaro è dominante in lui, ma non unico: l'esagerata preoccupazione dell'opinione altrui, la smania di fare bella figura, le sue velleità amorose che l'età non è riuscita a spegnere, sono alcuni degli aspetti messi in evidenza da episodi presenti nella commedia, che contrastano con il suo vizio dominante. E proprio in tali contrasti risiede l'umanità del personaggio che Moliere ha sottratto a tutte le convenzionali e semplicistiche stilizzazioni. (Claudio Pesaresi)

AVARO Molière